Le stanze del Vetro celebra l’incontro tra Martinuzzi e Venini

3-Martinuzzi-VeniniLe stanze del Vetro inaugura oggi, 8 Settembre, la mostra Napoleone Martinuzzi. Venini 1925–1931 a cura di Marino Barovier.

E’ il secondo ciclo espositivo dedicato alla storia della vetreria Venini organizzato da Le Stanze del Vetro, progetto culturale della Fondazione Giorgio Cini e Pentagram Stiftung per lo studio e la valorizzazione dell’arte vetraria del Novecento.

Lo spazio che accoglie l’esposizione si trova nell’ala ovest dell’ex Convitto dell’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia e si estende per 650 mq. E’ stato realizzato dallo studio newyorkese di Annabelle Selldorf Architects.

Le mostre del progetto, dieci in tutto, sono monografiche e illustrano l’opera degli artisti che hanno collaborato negli anni con la famosissima vetreria muranese.

La prima, dedicata a Carlo Scarpa e organizzata in coincidenza con la Biennale Architettura 2012, dal prossimo novembre sarà ospitata anche al Metropolitan Museum of Art di New York.

L’esposizione su Martinuzzi comprende invece circa 200 opere, tra le più significative. Molte di queste furono presentate alle Biennali di Venezia dal 1926 al 1930 e alle grandi manifestazioni di arti decorative, in particolare la Biennale e la Triennale di Monza.

Il 1930 fu un anno molto importante per Venini: l’estro di Martinuzzi, ne arricchì la produzione con una serie di vetri pulegosi dal sapore arcaico. Si tratta di opere realizzate utilizzando un’inedita materia opaca dall’aspetto spugnoso che si caratterizza per l’inclusione d’innumerevoli bollicine, le puleghe appunto, formate con l’aggiunta di bicarbonato di sodio o di petrolio nella massa vetrosa incandescente.

Molto interessato ai vetri antichi, Martinuzzi ricercò un materiale che fosse consistente e opaco. Tra le sue creazioni, straordinari anche gli acquari, vasi in vetro trasparente con all’interno piccole sculture, sempre in vetro e proposte come basi per lampade. Ma anche le piante grasse in vetro pulegoso generalmente verde, ma anche in vetro nero con finiture in pasta vitrea rossa e iridazione superficiale. Molto in voga alla fine degli anni Venti, furono utilizzate anche in ambienti pubblici come sculture di grandi dimensioni.

Dal 1926 Martinuzzi realizzò alcune creazioni ispirate al mondo della natura interpretando liberamente ortaggi, germogli e il frutto del papavero.

Opera di spicco della sua produzione è il bestiario in vetro pulegoso, pasta vitrea, o vetro velato con applicazione di foglia d’oro.

La mostra racconta anche il rapporto tra l’artista e Gabriele d’Annunzio, per la cui abitazione – Il Vittoriale – realizzò diverse opere vetrarie come la zucca luminosa in vetro incamiciato, canestro con frutta, la coppa in vetro trasparente azzurro e l’elefante in pasta vitrea rossa.

Ma il legame più importante nella vita artistica di Martinuzzi rimane quello con Venini. Un sodalizio iniziato con l’adesione alla società, alla quale segue la direzione artistica della fornace dal 1925 a gennaio 1932.  Concluso questo sodalizio prosegue la sua attività insieme a Francesco Zecchin.

Dopo la guerra, pur privilegiando la scultura, riprende  a lavorare il vetro collaborando con  “Arte Vetro” di Alberto Seguso, “Cenedese” e negli anni Sessanta con “Pauly”.

Conclude il percorso espositivo la proiezione del documentario Napoleone Martinuzzi. Mio Comandante che narra la vita dell’artista e il suo coinvolgimento in opere di rilievo. Il film del regista Gian Luigi Calderone mostra il percorso e l’evoluzione delle arti plastiche italiane creando un parallelo con l’uomo e l’artista.

Le Stanze del Vetro:

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