La Festa della Bruna accende l’estate materana

Festa della bruna a MateraOgni anno a Matera, all’alba del 2 luglio, si ripete la Festa della Bruna istituita come celebrazione liturgica da Urbano VI nel lontano 1839.

A quei tempi, il culto della Madonna della Bruna, già esisteva. Di origine contadina e pastorale, questo culto è antichissimo e risalirebbe ai secoli XXI. La rappresentazione sacra, che si svolge sempre secondo uno schema fisso – la processione sul carro, la sfilata dei cavalieri, la distruzione del carro – è probabilmente anteriore al 1300.

Le leggende sulle origini della festa sono diverse tra loro ma tutte legate ai riti stagionali della campagna e alla fecondità della terra.

In una di queste si racconta che in una torrida estate, un contadino che tornava con il suo carro in città, incontra una bellissima donna vestita di stracci che gli chiede un passaggio. Il contadino, a causa delle usanze materane che proibiscono a due adulti di sesso diverso di restare da soli, esita. Vedendo però la donna in difficoltà decide di farla salire,  dicendole che dovrà  scendere prima dell’abitato, per evitare che qualcuno li veda insieme. Prima di andare via, la ragazza consegna al contadino un messaggio per il Vescovo e scompare, lasciando dietro di sé un’immagine sacra. Nel messaggio la Madonna rivela di essere venuta a Matera e di volerci restare: quando il vescovo e tutto il Capitolo arrivano sul luogo della scomparsa, l’umile carretto si trasforma in un carro trionfale, con il quale l’icona sacra, dopo tre giri della piazza, viene portata nella cattedrale.

Un’altra leggenda ha come protagonisti i Saraceni: per ingannarli, i pastori posero la statua non sul carro addobbato ma su quello carico di fieno. Quando gli infedeli attaccarono, distrussero il carro vuoto mentre la Madonna entrava trionfalmente in città. E’ a questo che si ricollegherebbe la distruzione del carro che conclude la processione davanti alla cattedrale: il gesto simboleggia la sopravvivenza degli antichi culti pagani.

Fesat della Bruna, la statua

Il 2 luglio la festa ha inizio molto presto: dopo la celebrazione della messa in cattedrale si avvia la processione dei pastori accompagnata da violini e tamburi. Probabilmente ha luogo all’alba perché il giorno della festa i pastori stanno con il loro gregge e solo in quel momento hanno la possibilità di esprimere la loro devozione: accompagnati da violini e tamburi, portano in processione il quadro della Madonna, dipinto su rame.

Verso le 10 è poi la volta del corteo dei cavalieri, soldati a cavallo in costume trecentesco, un po’ romano, spagnolo, e anche medievale. Gli abiti hanno colori sgargianti e sono indossati con elmi piumati, lance e corazze. Secondo alcuni storici proprio la corazza, brunja dal latino-medievale, potrebbe essere all’origine dell’etimo bruna (Madonna della difesa, della protezione).Questo corteo ha una gerarchia precisa: il generale, il vice-generale, l’aiutante di campo, il porta-ordini. La divisa che indossano i cavalieri-contadini passa di generazione in generazione: qualcuno la porta già da bambino, come ex voto, per grazia ricevuta. L’intero corteo, tributa onore al generale prelevandolo da casa. La cavalcata, che fu istituita dal conte Tramontana nel 1500, fa da scorta d’onore al carro trionfale.

Il carro, ricco di elementi decorativi ispano-arabi e tardo-barocchi, è realizzato secondo l’antica tradizione napoletana dell’arte della cartapesta. E’ il cuore e il simbolo della festa: falegnami, decoratori e pittori ci lavorano con passione per mesi, realizzando un’opera colossale caratterizzata dai temi del Vecchio e Nuovo Testamento.

Dopo le 11 il corteo accompagna la statua della Madonna senza il Bambino, che il vescovo porta tra le braccia, alla chiesa di Piccianello. Nel tardo pomeriggio il corteo ritorna a prendere la Vergine Incoronata, carica di gioielli e vestita con un abito del ‘700 che ha con sé il Bambin Gesù. Madre e Figlio sono posti sulla parte più alta del carro, guidato da un auriga e trainato da muli bardati con piume e gualdrappe.

Il carro arriva al duomo e, dopo che la statua è stata portata al suo interno, fa per tre volte il giro della piazza, in ricordo della presa di possesso simbolica di quel luogo da parte della Madonna.

Fuochi d’artificio accompagnano il percorso del carro e culminano nell’esplosione di colori e luci di mezzanotte. Ma il momento più esaltante della festa arriva verso le 22, quando i giovani, serrati in schiera, assaltano il carro urlando come dei forsennati in una prova di coraggio e di forza, ma anche di violenza simbolo di conquista delle “reliquie” della Madonna per esorcizzare il Male.

Festa della bruna, assalto al carro

Festa della bruna, Matera in festa

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