Piazza San Marco, porta d’ingresso e cuore pulsante dell’incantevole Venezia


Piazza San Marco e la Basilica, il CanalettoRomantica, malinconica, mascherata e, così chiaramente, lagunare. E’ Venezia. La bellezza, il fascino della Serenissima e della sua laguna, Patrimonio dell’Unesco dal 1987, vanno ben oltre le definizioni. Dal tappeto rosso del Festival del Cinema al variopinto Carnevale, l’internazionalità di Venezia ha radici profonde. “E’ il più bel salotto d’Europa” – come la definì Napoleone.

Straordinaria è l’architettura gotica che si specchia nell’acqua fluttuante tra vaporetti, tetti, persiane colorate, e gondole sempre piene di turisti e vip da tutto il mondo. E’ un quadro dalle mille sfumature pastello, che ha ispirato artisti, scrittori e poeti memorabili. Piazza S. Marco con l’omonima Basilica, il Palazzo Ducale, e l’alto campanile, è la porta d’ingresso e il cuore pulsante di questa incantevole città veneta. Piazza tra le più belle al mondo, a forma trapezoidale, è circondata nella parte più lunga da un magnifico susseguirsi di archi e porticati delle Procuratie Vecchie e Nuove, un tempo appartamenti dei Procuratori della Repubblica. Palazzo Ducale (IX) è un gioiello universale di fasto e splendore: cattura per il suo elegante loggiato gotico traforato, le minuziose decorazioni allegoriche, i capitelli e le sculture. Fu residenza dei Dogi e sede del governo della Serenissima, oltre che del Tribunale e delle prigioni in cui Casanova visse prima della fuga. La Basilica di San Marco (XI-XV), con le sue cinque cupole, è un altro capolavoro romanico-bizantino e fulcro della vita religiosa e pubblica veneziana. All’interno, marmi colorati, magnifici mosaici dorati narrano le storie di S.Marco, S.Nicola e S.Pietro ed episodi del nuovo e vecchio Testamento. L’altare maggiore, impreziosito dalla pala d’oro, custodisce le spoglie di San Marco trafugate da Alessandria d’Egitto nell’828.

Venezia, il campanileOgni giorno piazza S. Marco pullula di visitatori che si avvicinano a piccioni viaggiatori con le mani socchiuse. Nella sua immensità, Piazza S.Marco accoglie “di lato” il mare e la storia millenaria dell’antica Repubblica Marinara che questo luogo conserva. A separala dal Bacino ci sono le due colonne con il leone alato e il San Todaro (primo patrono dei Veneti), copia dell’originale che è nel Palazzo Ducale. Maestoso e “brown”, ben in contrasto con il resto della piazza, svetta il Campanile, a pianta quadrata, per un’altezza di 98,6 metri. In cima a tutto splende un angelo dorato di circa 2 metri. Da quassù il panorama è straordinario. Realizzato nel XII secolo, dopo il crollo del 1902, il campanile fu ricostruito dieci anni dopo. Una volta le sue campane richiamavano i veneziani ai principali eventi della città e, ai suoi piedi, c’erano rivenditori di vino che si spostavano a seconda dell’ora per seguire l’ombra del campanile stesso. E’ per quest’antica usanza che i veneziani chiamano ombra un bicchiere di vino.

Come non innamorarsi allora di Venezia? Ci si perde e ci si abbandona al suo lento andare. E a scandire il tempo ci pensa la magnifica Torre dell’Orologio, detta anche dei Mori, che chiude ad est il bel prospetto delle Procuratie vecchie. E’ un ingegno di meccanica con i numeri romani, le fasi lunari, solari e zodiacali. Più in alto c’è una nicchia con la statua della Vergine, il leone marciano, e la campana dei Mori. Sempre su questo lato, troviamo la piazzetta dei leoncini, così denominata per i due leoni rossi di marmo di Cottanello (Rieti), realizzati da Giovanni Bonazza nel 1722. Al centro, c’è l’unico pozzo pubblico dell’area. Altri monumenti della piazza di valore inestimabile sono la Biblioteca Nazionale Marciana (anche detta Libreria Sansoviniana) – una delle più grandi in Italia – che contiene collezioni di manoscritti greci, latini e orientali tra le più preziose al mondo; e il Museo Correr, di epoca rinascimentale, che propone un itinerario alla scoperta della storia e della vita di Venezia. Qui, a S.Marco, sotto le arcate, ci sono anche molti negozi di lusso, lo storico Caffè Florian (1720), i gioiellieri e i maestri del vetro più importanti della laguna come Archimede Seguso. Aveva ragione Thomas Mann: “Morte a Venezia”, per il suo incomparabile incanto.

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