Biblioteca Angelica, lo scrigno del sapere nel centro di Roma


Biblioteca Angelica, sala Vanvitelliana BisgroveA Roma c’è un gioiello del sapere, un tesoro della cultura italiana che dal 1975 fa parte del ministero dei Beni e delle Attività culturali e del turismo. Siamo alla Biblioteca Angelica, nelle vicinanze di piazza Navona in piazza Sant’Agostino: la terza biblioteca pubblica in Italia, dopo la Malatestiana di Cesena e quella dei Girolamini di Napoli. Fondata nel 1604 dal vescovo agostiniano Angelo Rocca, dal quale ha origine il nome, custodisce e tutela circa 200mila volumi di cui oltre 100mila costituiscono il fondo antico. Quest’ultimo propone un’affascinante raccolta di periodici antichi, cartine geografiche, libretti d’opera, stampe e disegni.. I settori più ricchi dell’Angelica comprendono opere sul pensiero di Sant’Agostino e sull’attività dell’Ordine agostiniano, la storia della Riforma e Controriforma, raccolte su Dante, Petrarca e Boccaccio, testi di letteratura italiana e sul teatro dal XV al XVIII secolo, edizioni rare (bodoniane, elzeviriane), opere su Roma, periodici italiani e stranieri dei secoli XVII-XVIII.

In origine, la biblioteca si era arricchita di preziosi manoscritti, dono di nobili romani, trascritti o posseduti dai frati stessi, che alla loro morte li avevano lasciati in eredità al convento. Angelo Rocca diede alla nuova Biblioteca una sede idonea, proprie rendite, un suo regolamento e volle che fosse aperta a tutti, senza limiti di stato e di censo.

L’assoluta novità di questa istituzione suscitò l’interesse di un pubblico sempre crescente e la fama della Biblioteca si diffuse ben presto tra gli studiosi.

Intrigante il ruolo della Biblioteca Angelica nella prima metà del Settecento, sullo sfondo delle controversie religiose dell’epoca: in Angelica sono presenti edizioni di testi proibiti ancora oggi fondamentali per gli studi e le ricerche sul periodo della Riforma e della Controriforma. La Biblioteca aveva ottenuto una speciale autorizzazione a possedere libri proibiti e proprio questa deroga alla censura le permise di conservare i circa 600 volumi della biblioteca del vescovo agostiniano Enrico Noris.

Facendo un salto al XIX secolo, la storia dell’Angelica fu scandita dalle vicende storiche che interessarono la città di Roma: dall’invasione dei francesi alla proclamazione della repubblica mazziniana, avvenuta nel 1849. Le vicende degli agostiniani in Angelica ebbero termine nel 1873, con il passaggio della Biblioteca allo Stato italiano. I primi decenni della gestione laica dell’Angelica furono segnati da importanti acquisti che ne accrebbero notevolmente il patrimonio librario. Alla fine dell’Ottocento la Biblioteca si arricchì di una curiosa raccolta di 1930 libretti d’opera del XVIII e XIX secolo, di provenienza del ministro Santangelo.

Dal 1940 conserva inoltre circa 10mila volumi di proprietà dell’Accademia Letteraria dell’Arcadia (volumi a stampa, 41 manoscritti, lettere autografe degli Arcadi e componimenti arcadici, relativi soprattutto alla letteratura italiana del ‘700).

All’interno della Biblioteca Angelica si trovano anche sale e opere di grande valore artistico, come la Sala delle Lunette, sottostante il salone monumentale dell’architetto Luigi Vanvitelli, e adibita a sala di bibliografia; la Quadreria dell’Arcadia dove si possono ammirare ritratti di cardinali, poetesse, scienziati, ecc. Nella Sala della direzione dell’Angelica spicca la Vergine con Bambino, impreziosita da una cornice del XVIII secolo: l’opera faceva parte di un affresco riconducibile alla scuola di Masolino da Panicale. Infine, i busti marmorei che ornano le quattro porte di accesso ai ballatoi, dedicati a cardinali e papi.

Per maggiori informazioni: www.biblioangelica.it

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