Venezia, misteriosa città d’amore, di leggende e di gelosia…

Campiello del RemerVenezia è una città nascosta, e nella sua bellezza intrigante di cortigiana, cela luoghi misteriosi e segreti, storie di anime in pena e spiriti erranti. Sono leggende che avvolgono palazzi storici, come Ca’ Correr, Ca’ Dario, Palazzo del Cammello e Palazzo Mocenigo.

Tra le calli, i ponti, i campielli e le chiese della Serenissima sono spesso accadute vicende misteriose, tramandate fino ai nostri giorni.

Nel cuore di Venezia, ad esempio, nelle vicinanze del Ponte di Rialto, si apre Campiello Remer. Qui anticamente si trovava un negozio dove si costruivano remi per le gondole. Per arrivarci bisogna percorrere la strada che va da S. Bortolomio alla Strada Nova, appena sorpassata la chiesa di S. Giovanni Grisostomo si svolta poi in calle della Stua.

Il campiello è famoso per un raro negozio di articoli da muratore  che vende sabbia, tubi, calcina e un delizioso ristorantino che prepara le prelibatezze della cucina veneziana, la Taverna del Campiello Remer.

Dalle rive di questo campiello si può ammirare il Canal Grande e anche parte del Ponte di Rialto, il Campo dell’Erberia, il lungo edificio delle Fabbriche Nuove e il Palazzo dei Camerlenghi.

Al centro del campiello, caratterizzato da un’elegante scalinata che conduce a una loggia in stile gotico, si trova una tipica vera da pozzo veneziana.

Questo luogo di antica bellezza nasconde però un terribile segreto, affacciandosi sul Canal Grande si potrebbe assistere a una scena agghiacciante: vedere riflesso nell’acqua un corpo che regge tra le mani la testa di una donna.

La leggenda ci porta indietro nel tempo, all’incirca alla fine del 600. All’epoca il nobile Fosco Loredan era geloso di sua moglie, la bella Elena, una delle figlie del fratello del doge Marino Grimani. Una sera, mentre il doge passeggiava, udì delle urla e vide una donna vestita di bianco correre disperatamente inseguita da un uomo armato. Il Grimani seguì la coppia e, giunto nei pressi del Campiello del Remer, riuscì a bloccare l’uomo: riconoscendo Fosco, gli chiese spiegazioni.
Il nobile si giustificò dicendo che Elena lo aveva tradito: l’aveva infatti scoperta con un altro, e intendeva vendicarsi. La donna si difese sostenendo che la sua gelosia era infondata, dato che la persona con cui Fosco l’aveva vista era un suo cugino.

Il doge stava cercando di calmarli quando all’improvviso Fosco mozzò la testa di Elena.

Marino Grimani furibondo evitò di fare la stessa cosa all’assassino che infatti lo implorava di lasciarlo in vita ma gli ordinò: “Prendi il corpo di Elena, caricatelo sulle spalle e la sua testa in mano, non lo abbandonerai né di giorno né di notte e lo porterai dal Papa a Roma. Sarà lui a stabilire il tuo destino”.

E così fece, si allontanò e andò a Roma. Dopo cinque mesi il Papa non volle neanche riceverlo, negandogli così l’assoluzione. Terrorizzato, Fosco ritornò a Venezia nel luogo dove aveva commesso il delitto e si gettò nel Canal Grande, lasciandosi annegare.

Da allora, quando soffia il vento di tramontana e c’è la luna piena, il corpo di Fosco riaffora, tenendo tra le mani la testa di Elena…


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Campiello del Remer - Vera del pozzo

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