Approfondimenti

..siés baraòs trapolorum.. di Renzo

Il ..siés baraòs trapolorum.. pronunciato da Renzo nell'osteria della luna piena dopo i tumulti di San Martino può essere paragonato al Papé Satàn, papé Satàn, aleppe! dell'Inferno di Dante.

Anche nel caso del "siés baraòs trapolorum" c'è infatti un accostamanto confuso di parole di diversa lingua, Latino e Spagnolo in particolare, le interpretazioni sono molteplici ed il dibattito circa il reale significato della frase non mai è riuscito ad arrivare ad una interpretazione univoca.

La frase di Renzo è con buona probabilità semplicemente un'eco delle parole sentite poco prima da Ferrer, con una punta di parodia: Trapolorum andrebbe acostato a Latinorum e manifesta la diffidenza del giovane verso le parole del canceliere, pronunciate in una lingua non comprensibile dal vulgo con l'unico scopo di confonderne le idee; Baraòs ha radice invece "barare".

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 31 Marzo 2010 21:21)

 

Il tema della Religione

Il tema della religione è uno dei temi principali e sicuramente quello più ricorrente all'interno del romanzo I Promessi Sposi. Lo stesso Alessandro Manzoni espone espressamente la sua chiave di lettura in due differenti passaggi dell'opera.

La prima chiave di lettura viene fornita nel Capitolo X, che tratta la storia di Gertrude, la monaca di Monza.
È una delle facoltà singolari e incomunicabili della religione cristiana, il poter indirizzare e consolare chiunque, in qualsivoglia congiuntura, a qualsivoglia termine, ricorra ad essa. Se al passato c'è rimedio, essa lo prescrive, lo somministra, dà lume e vigore per metterlo in opera, a qualunque costo; se non c'è, essa dà il modo di far realmente e in effetto, ciò che si dice in proverbio, di necessita virtù. La religione cristiana ha la capacità di indirizzare e consolare chiunque si rivolga ad essa in un momento di difficoltà personale e di smarrimento spirituale.

 

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 31 Marzo 2010 21:22)

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La morale de I Promessi Sposi

La morale viene presentata nell'ultimo capitolo dell'opera, il XXXVIII, come la conclusione di una lunga riflessione di Renzo e Lucia, ormai sposi e genitori di numerosi figli, sui tormentati avvenimenti che hanno vissuto negli ultimi anni.
Il giovane sostiene di aver imparato a non mettermi nei tumulti.. a non predicare in piazza.. a non alzare troppo il gomito.. ed attribuisce quindi a queste sue azioni la causa delle brutte esperienze vissute; la giovane ribatte dal canto che ..io non sono andata a cercare i guai: son loro che sono venuti a cercar me. Quando non voleste dire.. ..che il mio sproposito sia stato quello di volervi bene, e di promettermi a voi., sostenendo quindi di non aver avuto colpe.
La loro conclusione comune è: i guai vengono bensì spesso, perché ci si è dato cagione; ma che la condotta più cauta e più innocente non basta a tenerli lontani; e che quando vengono, o per colpa o senza colpa, la fiducia in Dio li raddolcisce, e li rende utili per una vita migliore..

La morale de I Promessi Sposi è quindi:
Molte volte siamo noi stessi l'origine dei nostri mali, ma la massima cautela non basta comunque a tenerci lontani da loro. In ogni caso è solo grazie alla fiducia in Dio che possono essere rese più sopportabili le loro pene e si può anche ottenere un insegnamento da guai passati.

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 31 Marzo 2010 21:22)

 
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