Uno, nessuno e centomila
Introduzione a Uno Nessuno e Centomila'Uno, nessuno e centomila' è l'ultimo in ordine di tempo ed uno dei romanzi più famosi di Luigi Pirandello. Il titolo dell'opera è un'ottima chiave di lettura per comprendere il senso del romanzo fino in fondo. Quella di Vitangelo Moscarda è la storia di una consapevolezza che si va man mano formando. Il protagonista passa dal considerarsi unico per tutti (Uno) a sentirsi un nulla, (Nessuno), per poi accrescere la consapevolezza delle svariate immagini di sé che l'individuo assume nel suo rapporto con gli altri (Centomila). In questo modo, la realtà perde la sua oggettività, la visione dell'uno, e si sgretola nell'infinito vortice del relativismo, la visione dei centomila. La fine del romanzo è molto profonda, conclusione degna per un'opera di questa portata. Il rifiuto totale della persona comporta la frantumazione dell'io, la sua completa annientazione, perché esso si dissolve completamente nella natura. Ultimo aggiornamento (Mercoledì 31 Marzo 2010 20:00) Riassunto di Uno Nessuno e CentomilaIl protagonista di questa vicenda , Vitangelo Moscarda, è una persona ordinaria, che ha ereditato da giovane la banca del padre e vive di rendita affidando a due fidi collaboratori la gestione dell'impresa. Un giorno, in seguito alla rivelazione da parte della moglie di un suo difetto fisico (il naso leggermente storto), il protagonista inizia a scoprire che le persone intorno a lui hanno un'immagine della sua persona completamente diversa da quella che lui ha di sé. La consapevolezza di essere presente in centomila forme differenti nelle persone che lo circondano, accende in lui il forte desiderio di distruggere queste forme a lui estranee, con l'obiettivo di scoprire e fare emergere il vero io. Vitangelo inizia quindi ad agire con il fine di strappare queste immagini sbagliate che le persone hanno di lui, iniziando con la moglie e con il suo Gengè (il nomignolo con cui la donna lo chiama ed a cui ella affida l'immagine del marito). Il protagonista arriva così alla follia, che non è considerata in modo negativo da Pirandello, ma è considerata come un momento in cui, sospesi tutti i comportamenti prima automatici, la facoltà percettiva riesce ad allargarsi ed a vedere il mondo con "altri occhi", perché finalmente libera dalle regole consuete. L'opera finisce con la presentazione della "vera vita", finalmente libera dalle costrizioni, capace di rinascere in ogni attimo. Vitangelo Moscarda conclude che per uscire dalla prigione in cui la vita lo rinchiude, non basta cambiare nome, ma bisogna rifiutare ogni nome, inteso come la rappresentazione della forma di una cosa, la sua parte statica. Proprio perché la vita è una continua evoluzione, il nome rappresenta la morte. Dunque, l'unico modo per vivere in ogni istante è vivere attimo per attimo la vita, rinascendo continuamente in modo diverso. Ultimo aggiornamento (Mercoledì 31 Marzo 2010 20:49) Analisi di Uno Nessuno e CentomilaAlla base del pensiero pirandelliano c’è una concezione vitalistica della realtà: la realtà tutta è vita, perpetuo movimento vitale, inteso come eterno divenire, incessante trasformazione da uno stato all'altro. Tutto ciò che si stacca da questo flusso ed assume forma distinta e individuale, finisce poi per rapprendersi, irrigidirsi e comincia quindi a morire. Così avviene per l'uomo: si distacca dall'universale assumendo una forma individuale entro cui si costringe, una maschera ("persona") con la quale si presenta a sé stesso. Non esiste però la sola forma che l'io dà a sé stesso, nella società esistono anche le forme che ogni io dà a tutti gli altri. E in questa moltiplicazione l'io perde la sua individualità, da «uno» diviene «centomila» e quindi «nessuno». Dalla disgregazione dell'io individuale partono in quest’opera le vicende del protagonista, Vitangelo Moscarda. Quando la moglie, per un semplice gioco, gli farà notare alcuni suoi difetti fisici che lui non aveva mai notato, prima fra tutte una leggera pendenza del naso, questi si renderà conto come l'immagine che aveva sempre avuto di sé non corrispondesse in realtà alla figura che gli altri avevano di lui e cercherà in ogni modo di comprendere appieno questo lato inaccessibile del suo io. Da questo sforzo verso un obiettivo irraggiungibile nascerà la sua follia. La follia è infatti in Pirandello lo strumento di contestazione per eccellenza delle forme fasulle della vita sociale, l'arma che fa esplodere convenzioni e rituali, riducendoli all'assurdo e rivelandone l'incoscienza. Inizia così la serie delle pazzie del Moscarda che lo porteranno infine a vivere come ospite dell'ospizio per mendicanti da lui stesso fondato. È il fallimento del tentativo del Moscarda di cercare l'evasione attraverso la follia. Nel tentativo di sfuggire alle tante forme impostegli dalla società finirà per dover accettare una nuova, ennesima, maschera: quella dell'adultero, e scontare per essa una pesante e immeritata pena. Ma in questa sconfitta trova una sorta di vittoria, una cura alle angosce che lo perseguitavano. Ultimo aggiornamento (Mercoledì 31 Marzo 2010 19:59) |




