Le mie prigioni
Introduzione a Le Mie Prigioni"Le mie prigioni", scritto da Silvio Pellico tra il 1831 ed il 1832, è un testo puramente autobiografico che racconta la vita dell'autore nell'arco di tempo che va dal 13 Ottobre 1820, giorno in cui Pellico venne arrestato a Milano per la sua partecipazione ai moti carbonari, al 17 Settembre 1830, giorno del suo ritorno a casa dopo il periodo di prigionia. Nel romanzo Pellico descrive essenzialmente l'esperienza carceraria, sua e dell'amico Piero Maroncelli, prima nelle carceri di Milano e Venezia, ed infine nel penitenziario di Brno in Austria (la fortezza dello Spielberg) in seguito alla conversione della condanna a Morte, inizialmente ricevuta, in uno stato di carcere duro. Grazie al supporto ottenuto dal ministro guardasigilli Giuseppe Barbaroux, il libro riuscì a superare gli ostacoli imposti dalla censura e ad essere quindi pubblicato dall'editore Bocca nel mese di Novembre del 1832. L'opera godette subito di una grande popolarità, non solo in Italia ma anche all'estero. Il libro descrive con realismo l'asprezza del carcere austriaco e del regime asburgico. Il primo ministro austriaco Metternich arrivò persino a ritenere che l'opera letteraria di Pellico danneggiò l'immagine dell'Austria più della guerra perduta. Ultimo aggiornamento (Mercoledì 31 Marzo 2010 19:19) Riassunto di Le Mie PrigioniL'autore scrisse il libro, una volta uscito dal carcere, su suggerimento di un prete e con il consenso della madre. Lo stimolo che ha dato vita al romanzo venne rivelato solo in un secondo tempo, successivamente alla sua pubblicazione, quando Pellico decide di aggiungere qualche capitolo all'opera. Silvio racconta di essere stato arrestato a Milano nella casa del conte Luigi Porro, per il quale lavorava come segretario ed educatore dei due figli, il giorno di venerdì 13 Ottobre 1820 e di essere stato quindi condotto alle carceri di Santa Margherita con l'accusa di Carboneria. La situazione di Pellico viene subito compromessa dalla lettera di un suo amico, Maroncelli (che verrà a sua volta arrestato), intercettata dalle guardia. E' già durante la prima notte di carcere che nasce in Pellico la decisione risoluta di abbracciare la fede cristiana. Tale decisione viene presa dopo aver pensato ai propri cari, che sicuramente avrebbero patito la notizia della sua cattura, ma che, si rassicurava, avrebbero anche saputo trovare in Dio la forza necessaria per superare quel momento difficile. Pellico trova nella fede nuova forza, un buono spirito e la tranquillità, e questo gli dà conferma di aver fatto la scelta giusta. A Santa Marherita lo scrittore ha l'occasione di fare la conoscenza di Melchiorre Gioja e di un ragazzino sordomuto a cui si affeziona subito moltissimo. Si invaghisce anche di una detenuta (Maddalena) dotata di una voce soave, e conosce quindi un personaggio che si spaccia per l'infelice duca di Normandia, figlio di Luigi XVI e di Maria Antonietta. Il 19 Febbraio 1821 Silvio quiene trasferito a Venezia. Le prigioni di Venezia erano chiamate i Piombi perchè sovrastate da un tetto ricoperto di piombo. Dopo aver ricevuto definitivamente la condanna a 15 anni di reclusione in stato di carcere duro (lavori forzati ed obbligo di catene da portare alle caviglie), Silvio viene trasferito nuovamente, questa volta da Venezia a Brno, alla fortezza Spielberg. Qui lo scrittore trascorre i successivi 8 anni della sua priginia, prima di beneficiare della grazia concessa dall'imperatore austriaco, che riduce di fatto la sua pena a 10 anni di carcere. Anche in occasione della grazia, Pellico e i suoi compagni liberati (Maroncelli e un altro progioniero) rivolgono il pensiero ai loro cari, temendo di non trovare più nessuno, ed agli altri carcerati che hanno trovato la morte durante il periodo di prigionia. Il ritorno a casa di Pellico è segnato da un’altra strana malattia, che gli impedisce il respiro e che lo spinge quasi sul punto di morte quando si trova a Vienna. Nella città austriaca si rianima un pò, ma tutto il viaggio sarà comunque scandito da continue ricadute che ne rallenteranno il ritorno. Di questo Silvio si rammarica perché sente di essere di “peso” agli altri due suoi compagni, che come lui avevano ricevuto la grazia. Giunti infine a Mantova, Maroncelli e Pellico si separano, ognuno procede da solo per raggiungere i propri cari. Pellico prosegue la sua strada verso Brescia e poi verso Milano. Qui la sua identità diviene nota e molte persone si radunano quindi sotto la finestra della sua camera d’albergo. Silvio Pellico ringrazia nuovamente la Provvidenza per tutto il bene e il male passato. Ultimo aggiornamento (Mercoledì 31 Marzo 2010 20:19) Capitoli aggiuntiviNei 12 capitoli aggiunti in seguito alla prima edizione del romanzo, Silvio Pellico racconta il periodo successivo al ritorno a casa. Scrive di come passò la prima notte nell'angoscia, cercando il sonno senza trovarlo, di come gli diede gioia il rivedere il padre ed il fratello, ed ancora una volta ringrazia la Provvidenza. La sua salute non è buona, ma continua lo stesso a mostrare più forza di quanta ne abbia realmente, per poter continuare a raccontare la sua storia. Lo stato di insonnia febbrile dura circa 4 mesi, nei quali fa sempre un sogno ricorrente, quello di essere ancora prigioniero. L’idea di scrivere il libro fu suggerita a Silvio dall’abate Giordano, che divenne il suo padre spirituale. Lo scopo dello scrittore era quello di dare testimonianza della carità del Signore verso coloro che ricorrono alla sua grazia. Dopo la pubblicazione riceve molte critiche, anche da parte dei suoi amici, che arrivano persino a volgere il capo dall'altra parte quando lo incontrano per strada. |




