La luce prende forma nelle opere di Peppino Campanella


Peppino Campanella, la tartarugaQuando arrivo, Peppino Campanella sta lavorando sulla sua splendida terrazza a picco sulla spiaggia Lama Monachile.

Mi sono un po’ persa tra i sensi vietati qui a Polignano e quando mi sono trovata davanti a una specie di magazzino in Via Conversano, mi sono sentita un po’ disorientata.

Mi accolgono subito alcune fantastiche creazioni, i suoi “oggetti di luce”: il vetro ha preso la forma di una splendida farfalla, di spirali di ghiaccio e ha tutte le sfumature del mare. I colori sono leggeri come l’aria e intensi come l’acqua delle infinite calette di questo borgo pugliese: verdi, blu e azzurri. Meravigliosi sono anche i cristalli color ambra che impreziosiscono le pareti del laboratorio emanando una calda luce dorata.

 La terrazza è battuta dal vento e Peppino è chino su non so quale arnese…

C’è un via vai incessante di curiosi, turisti, appassionati e amici. Tutti sono alla ricerca di qualcosa da toccare e sfiorano le pietre levigate, accarezzano i vetri opachi e liscissimi, si lasciano sorprendere dal gioco di luci che accendono queste sculture che sembrano prendere vita e fluttuare nell’aria.

Anch’io quasi mi perdo in questo posto magico…

Poi la voce possente di Peppino mi fa ricordare perché sono qui. Ci sediamo e lui si apre in un sorriso che scalda. Parliamo di materiali, di Polignano, del suo lavoro e della fatica. Che Peppino non sente. “ Perché quando il tuo lavoro ti piace, non la senti, la fatica” mi dice sereno guardandomi con i suoi grandi occhi scuri. Anche perché qui ha tutto quello di cui ha bisogno: la luce, l’orizzonte infinito del mare, il cielo terso e pieno di stelle. Sì, perché spesso si ferma fino a quando diventa buio, preso solo dal suo lavoro.

Peppino Campanella, la farfallaMentre chiacchieriamo i bimbi giocano attorno a noi con le macchinine e si divertono con gli sfridi di vetro riversi sui banchi da lavoro, sotto gli occhi attenti di Mariateresa, sua moglie.

Peppino ha la forza e la profondità del mare. Mi parla con semplicità di quanto lo diverta realizzare lampade per i suoi amici, sperimentare e utilizzare materiali di recupero che altri accatastano o buttano via.

La sua storia è iniziata proprio così, per passione e per caso. Dopo la laurea in architettura a Firenze nel 1988, collabora per qualche anno con Andreas Bossi, fotografo di moda fiorentino. Quando torna a Polignano continua a seguire la sua passione per la fotografia, l’arte e il design. L’interesse per il grande artista della Pop Art italiana Pino Pascali, scomparso giovanissimo, stimola il suo amore per il mare, la campagna e per tutte le forme della natura.  In questo periodo colleziona anche pietre lavorate da contadini e marinai e comincia a pensare di “dar luce alla pietra”. Un suo amico poeta, Guido Lupori, gli chiede di realizzare una lampada. Così, quasi per gioco e spinto dalla sua innata curiosità, assembla pietre, vetri e conchiglie plasmati dal mare e dalla terra.

Grazie a suo padre ha la possibilità di trasferirsi in questo spazio, un vecchio frantoio, nel quale si dedica all’”acqua liquida”. E inizia così la sua splendida avventura.

Peppino ha clienti in tutto il mondo. Sbircio tra le scatole in attesa di spedizione: Jeddah, Mosca, Finlandia, Germania…

Dalle prime creazioni così ricche e quasi arabeggianti la sua opera si trasforma, diventa più essenziale, in una ricerca tesa a eliminare più che ad aggiungere.

Oggi quest’art designer così fiero di sporcarsi le mani e di utilizzare materiali poveri come lo stagno e il piombo collabora anche per Visionaire, marchio storico del design “Made in Italy”.

Uscita dal suo laboratorio-atelier sento ancora il fragore del mare e quella sensazione unica che solo un posto così può trasmetterti: l’energia della materia recuperata e trasformata.

Quella stessa materia che nelle mani di Peppino Campanella diventa un piccolo capolavoro di luce, ogni volta diverso.

Peppino Campanella – oggetti di luce:

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